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Subire una molestia: appunti da una chiacchierata su watsup

Qualche giorno fa una mia amica mi ha raccontato dell’ultima molestia subita sulla metro. La metro di una grande e civile città italiana. Dove però, sempre più spesso, le donne non possono circolare liberamente e godere del tempo libero. Un diritto consentito invece agli individui di sesso maschile. Ho “rubato” alcuni passaggi di quella conversazione, perché mi sono sembrati particolarmente significativi.

É successo mentre tornavo a casa, dopo aver salutato le mie amiche. Eravamo rimaste in due. All’inizio si trattava “solo” di apprezzamenti pesanti e non graditi; poi però ti seguono, si avvicinano, ti dicono altre cose. Sono solo degli sfigati, che forse nemmeno si rendono conto di quanto tu possa sentirti indifesa e terrorizzata, sia quando ti importuna un singolo, sia quando a farlo è un branco di questi trogloditi.
Per fortuna non ero sola, anche se nemmeno questo ormai li scoraggia più. Mi succede di essere importunata con parole pesanti e non richieste anche quando sono con uomini; anzi pure peggio, perché se sono omosessuali credono di avere il diritto di svilire anche loro.

Si comportano come se una donna sola su suolo pubblico sia anch’essa pubblica, perché non di proprietà di un uomo. Non a caso, se tu dici che sei fidanzata molti di loro vanno via, perché non prenderebbero mai la cosa d’altri.

Sai, penso che non sia un meccanismo cosciente: è un problema di educazione e di sensibilità. La nostra società continua a rifiutare gli studi di genere a scuola, come per un principio ideologico: tanti ne parlano e vi si oppongono senza sapere cosa siano. Poi però tornano alla loro vita tranquilla, mentre noi femmine umane dobbiamo subire questa continua compressione dei nostri diritti individuali, solo perché abbiamo una vagina e siamo fisicamente meno forti dei maschi.
Mi sembra una cosa profondamente ingiusta.

Molto sarebbe diverso se i maschi fossero stati educati diversamente; voglio dire: al rispetto e alla comprensione della diversità femminile e di come certi loro comportamenti “machi” possano creare insicurezza sociale e condizionare la vita di milioni di persone.

Secondo alcuni studi, per colmare il ritardo educativo su questo versante in Italia serviranno almeno 60 anni. È una battaglia difficile anche solo da iniziare, anche perché ci sono moltissime donne diseducate, che insegnano ai propri figli maschi a relazionarsi con le donne secondo dinamiche machiste e patriarcali.

Comunque non voglio che scrivi nulla di quello che ti dico. Non voglio assolutamente che mi citi. Anche perché, non so se lo sai, un discorso del genere è forte solo se lo fa un maschio. C’è una pessima percezione del femminismo in giro, anche per colpa dello stesso femminismo, di un certo femminismo moralista ed estremista.

Comunque, se una riflessione del genere la firma un maschio, allora i maschi la leggeranno con più probabilità.
Un articolo di una donna scritto per le donne, gli uomini lo saltano, ritenendolo non interessante per loro. Interessarsi a queste cose può essere socialmente dannoso per un maschio: esiste perfino un termine dispregiativo per i femministi o per coloro che in qulche modo difendono attivamente i diritti delle donne: “mangina”.
I più rozzi dicono semplicemente “froci”, pure se sei etero.

Chi difende le donne, per questi bifolchi, deve fare la loro stessa fine: restare sottomesso.

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