Ciao Pannella, insegna agli angeli a ribellarsi

È morto Marco Pannella. È morto un gigante della politica italiana. È morto colui che ha saputo raccogliere l’eredità più nobile del Risorgimento italiano. È morto colui che ha trasformato la visione di una pattuglia di utopisti visionari in valori condivisi da tutti, riscrivendo le geografie delle appartenenze partitiche e superando le divisioni imposte dalla cortina di ferro.

È morto Pannella, che per primo, in Italia, ha compreso l’efficacia strategica e la potenza mediatica della non-violenza; colui che, applicando la lezione di Ernesto Rossi e Altiero Spinelli, ha dato forma al primo partito transanzionale, con l’obiettivo dichiarato di superare lo Stato nazione e le retoriche patriottarde per procedere speditamente verso una Repubblica federale europea. Quel partito ha regalato al mondo la Corte Penale Internazionale per processare i criminali di guerra.

È morto Pannella, il padre di Radio Radicale, azienda privata che svolge un impeccabile servizio pubblico, per tutti, con tutti. Radio Radicale che non è solo un’emittente, ma anche uno straordinario archivio multimediale, attraverso il quale è documentata una parte cruciale della storia novecentesca dell’Italia e non solo.

È morto Pannella, l’ispiratore delle battaglie per la liberazione delle persone dalle ingerenze dei governi, degli stati, dei partiti, delle chiese nella sfera privata e individuale, laddove si consuma l’esercizio del libero arbitrio.

È morto colui che per riaffermare la piena e compiuta libertà di scelta individuale ha dato letteralmente corpo alle battaglie sulla obiezione di coscienza, divorzio, aborto, per i diritti degli omosessuali, contro lo sterminio per fame, sulla responsabilità civile dei magistrati, per la legalizzazione delle droghe, l’abolizione dei privilegi della Chiesa Cattolica, dei sindacati e dei partiti politici, a favore del maggioritario, per una libera fecondazione assistita, l’eutanasia, la terapia del dolore. E per il rispetto della legalità nel campo cruciale delle istituzioni, impegnandosi sul fronte delle carceri, del diritto all’informazione, della legalità nelle e delle campagne elettorali e referendarie.

Oggi è morto Pannella, le cui battaglie hanno reso l’Italia un Paese più laico, civile, libero.

É morto Pannella, del quale la Repubblica Italiana non ha voluto riconoscere i meriti con la nomina a senatore a vita, che come pochissimi altri avrebbe meritato.

È morto colui che Pierpaolo Pasolini definì “uno scandalo inintegrabile”.

Molto, molto, molto più modestamente è morto colui senza il quale l’esperienza che questo blog rappresenta non avrebbe mai avuto luogo.

Io amo gli obiettori, i fuorilegge del matrimonio, i capelloni sottoproletari anfetaminizzati, i cecoslovacchi della primavera, i non violenti, i libertari, i veri credenti, le femministe, gli omosessuali, i borghesi come me, la gente con il suo intelligente qualunquismo e la sua triste disperazione. Amo speranze antiche: ideali politici vecchi quanto il secolo dei lumi, la rivoluzione borghese, i canti anarchici. Non credo al potere e ripudio perfino la fantasia se minaccia di occuparlo. Sogno una società senza violenza e aggressività. Credo alla parola che si ascolta e che si dice, ai racconti che ci si fa in cucina, a letto, per le strade, al lavoro, più che ai saggi o alle invettive, ai testi più o meno sacri ed alle ideologie….

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