Il presepe ha per protagonista una famiglia di migranti. Giuseppe e la giovane Maria lasciano la nativa Nazaret per recarsi a Betlemme e partecipare al censimento ordinato dai Romani.  Maria è incinta e la coppia cerca un luogo nel quale ricoverarsi in attesa del parto. Le ricerche sono infruttuose e Maria è costretta a partorire in una stalla.

Subito dopo la nascita del suo primogenito Gesù, la coppia è costretta a lasciare la Giudea e cercare rifugio in un Paese straniero. Il neonato è infatti ricercato da Erode il Grande, re di Giudea, che considera Gesù un pericolo per il suo regno. L’esilio, la migrazione, la mobilità spaziale sono insomma temi centrali del presepe; gli uomini e le donne costretti alla fuga ne sono i protagonisti, insieme a tutti coloro che cercano casa, riparo, asilo in un paese che non è il loro.

Esilio, migrazione, sradicamento sono tema centrali sia nel Vecchio che nel Nuovo Testamento. La storia del popolo ebraico è in primo luogo vicenda di dispersione; il racconto di un popolo che, costretto all’esilio, combatte a lungo per la riconquista della “terra promessa”.

Il presepe chiama in causa i valori dell’accoglienza nei confronti del diverso, dello straniero, del rifugiato, dell’ultimo. Il presepe non ha nulla a che fare con l’identità nazionale, con i proclami patriottardi di coloro che vorrebbero strumentalizzare questo simbolo di mescolanza e incontro per metterlo al servizio di una politica e di una cultura dell’intolleranza e del respingimento.